Ecco il biglietto della festa!

La festa si e conclusa venerdì scorso. Lasciamo il biglietto in mostra per qualche tempo.
Raccogliamo ora tutto il materiale audio-video realizzato nell'occasione e realizzeremo un DVD. Ringrazio Alessandro che mi ha portato una registrazione audio con Alfredo che risale a più di 20 anni fa...
Speriamo si senta qualcosa;-)
Scherzo, ho comunque gli strumenti per migliorare la qualità. Anche questa va nel "pacchetto" riservato agli amici!

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giovedì 10 settembre 2009

Michele


Alfredo sapeva che poteva chiamarmi anche tardi a casa.

C’era un patto tra noi: sentiamoci anche dopo cena senza problemi, se non si può basta dirlo. Era impossibile non farsi contagiare dal suo straripante entusiasmo.
“Michele, ho visto un film!” E via: partiva il suo racconto. Le inquadrature, la fotografia, i dialoghi, la recitazione.
“Michele, devi sentire la colonna sonora!”. E via: il compositore, i musicisti, gli assoli.
“Michele, quell’assolo di chitarra è perfetto sull’inseguimento all’americana: che salti quelle macchine! Eh, ma a proposito quando mi inviti alle prove: guarda che ci vengo!”.
E via a parlare di musica, di strumenti, di serate nei locali, di ricordi ammonticchiati, tastiere distrutte, piani Fender, organi Hammond.
Ad ascoltarlo non si finiva mai. Un sacco di citazioni jazz o blues e poi ricordi delle sue band. Si parlava della speranza giovanile (comune a noi due) che la musica potesse essere molto più che un divertimento: diventare un mestiere. Poi si parlava di tutti gli amici musicisti che hanno condiviso con noi la passione e la felicità della musica.

E poi le separazioni inevitabili, le strade che si dividono.

“Ho delle foto Michele! Devo fartele vedere: che capellone che ero! In quel periodo avevamo messo insieme una band reggae. Mamma mia, che avventure. Una volta in Veneto dovevamo essere già sul palco alle 22.00 ed invece siamo arrivati a mezzanotte: oh! Ci hanno fatto suonare lo stesso e ci hanno pure pagati! Falle adesso queste cose: a momenti ti arrestano..”. E via grandi risate. “No, adesso è diverso. Secondo me eravamo più liberi di esprimerci: non lo so, è una sensazione”. E via a parlare di politica, libertà di stampa, obiezione di coscienza.
“Michele, la libertà costa cara: è stata dura ottenerla ma qualcuno può da un momento all’altro minacciarla di nuovo. Dobbiamo difenderla, incazzarci! Aspetta un attimo, c’è il sugo che mi si brucia. Ho fatto un sugo Michele!..”. La scansione del tempo in pranzi e cene non era facilmente definibile con Alfredo, così poteva capitare di avere colloqui telefonici interrotti da assaggi ed aggiunte di ingredienti naturalmente tutti ampiamente raccontati in diretta.
“Che ci vuole! Bastano pochi pomodori freschi, un quarto di cipolla, olio di oliva extravergine, fai un soffittino e poi cinque capperi sotto-sale. Cuoci non tantissimo ed è fatta”.

Alfredo era anche questo.

Un passaggio ininterrotto di argomenti, storie, ragionamenti, del vivere quotidiano. Tutto ciò veniva poi avvolto da un incredibile entusiasmo che lui aveva per la vita. Alfredo amava essere creativo così come amava la creatività degli altri. Sapeva sorprenderti ma aveva conservato, lui per primo, il piacere di lasciarsi sorprendere.
Alfredo riusciva a contagiarti con la sua sempre viva curiosità e siccome era un attento ascoltatore, riusciva a gratificarti quando gli raccontavi le tue esperienze, magari approfondendo qualche particolare argomento culturale.

Quando qualcosa lo colpiva assumeva improvvisamente un’espressione stupita e, se possibile, accendeva immediatamente una sigaretta: ciò significava che era pronto ad ascoltarmi al cento per cento interessato. Quando era impossibile accendere la sigaretta mi bloccava e mi proponeva un caffè così poteva ricavare la possibilità di un tragitto esterno per farsi due tirate di “bionda”.

Ma era tutto un continuo parlare e rimandare i discorsi. Dal saluto della mattina in ufficio, alla pausa caffè, al pranzo, nei corridoi: tutto un susseguirsi di scambi, il mantenimento di un contatto umano. Sapevamo sempre quando era il momento di concentrarci o quando si poteva stare più rilassati: bastava uno sguardo di intesa.
Tutto ciò per me era diventato una bellissima consuetudine. Anche nei miei momenti più difficili, anche quando le circostanze della mia vita mi hanno portato ad avere poca stima di me stesso, per mezzo di questo contatto umano, Alfredo riusciva a regalarmi la visione di una prospettiva esistenziale in cui c’ero, ero presente, dovevo agire e vivere.

Da Alfredo ho ricevuto insegnamenti preziosi legati ad una umanità che adesso mi appare lontana ed a tratti quasi irraggiungibile. Quell’umanità, così rara, che attraverso le risposte alle cose più semplici riesce a spiegare anche le cose più difficili della nostra vita.
Mi manchi molto Alfredo.

Michele